Ripresa post Covid-19

L’emergenza sanitaria causata da Covid-19 ha indotto la più grande crisi economica che il
mondo abbia mai affrontato negli ultimi 100 anni dalla Grande Depressione del ’29. Questa ha
colpito duramente il nostro Paese incidendo pesantemente sul segmento industriale prevalente
nel nostro tessuto economico-imprenditoriale, le Piccole e Medie Imprese (PMI). Le PMI si
sono trovate a fronteggiare le ricadute economiche e strutturali della pandemia partendo
da situazioni di liquidità e patrimonializzazione, rilevanti per la valutazione del merito creditizio
e relativa sostenibilità, non adeguate. Infatti, al termine della Fase 1 (Maggio ’20), la maggior
parte delle PMI si è trovata in condizioni di estreme necessità finanziarie (~60% ha subito un
rallentamento e ~30% la sospensione totale delle attività durante il periodo di lock-down con
un peggioramento della gestione del capitale circolante a discapito della posizione finanziaria
netta) e solo una parte residuale (~25%) è riuscita a cogliere nuove opportunità derivanti
dalla riconversione degli impianti per la produzione di prodotti «essenziali» (e.g. dispositivi di
protezione individuale) o l’adozione di nuove iniziative di business e/o a beneficiare del fatto di
operare in settori su cui il Covid-19 non ha prodotto impatti significativi.
Per la ripartenza, le aziende si sono mostrate consapevoli di dover lavorare su 3 principali
ambiti:
1. Capacità di innovare: 6 aziende su 10 dichiarano di voler evolvere la propria strategia
aziendale, andando a cercare nuovi bacini di Clienti da servire e provando a innovare per
adiacenze, sviluppando nuovi prodotti. Contestualmente, 7 aziende su 10 hanno espresso la
necessità di adeguare il modello operativo alle nuove esigenze dettate dal new-normal anche
attraverso lo sviluppo di nuove competenze con formazione o assunzioni mirate
2. Internazionalizzazione e diversificazione: per 1 azienda su 2 la ripresa del business parte
dall’internazionalizzazione, e dichiara di voler ampliare la copertura geografica avviando un
percorso di ingresso in mercati esteri di maggior interesse per cogliere a pieno le opportunità
della ripresa anche oltre i confini nazionali ai fini di una riduzione del rischio di concentrazione
di mercato
3. Scala e solidità patrimoniale: 9 aziende su 10 riconoscono la necessità di rafforzare la
dimensione aziendale, prevalentemente ri-bilanciando la propria esposizione verso terzi,
con consolidamento dei debiti e implementazione di strategie di patrimonializzazione, anche
attraverso operazioni straordinarie, per raggiungere la scala sufficiente per essere resilienti e
competitive nel medio-lungo termine
Per concretizzare questa evoluzione, le PMI vedono sempre più nelle istituzioni bancarie un
partner a 360°, non solo limitatamente alla sfera finanziaria ma anche su ambiti di supporto più
connessi al mondo dei servizi e operativi. Il Covid-19 ha indotto la prima crisi economica post
Seconda Guerra Mondiale non generata da uno shock del sistema finanziario e in cui – per gli
interventi dei Governi – alle Banche in realtà è stato affidato un ruolo centrale per la rinascita.
Diversamente dal passato infatti, istituzioni, imprese e famiglie si stanno affidando alle Banche
per affrontare la crisi e costruire il new-normal. Se sotto il profilo finanziario la relazione
Banca-PMI è tradizionalmente consolidata, circa il 50% delle aziende si rivolgerebbe alla sua
Banca per temi di natura anche più operativa, come intermediazione con provider specialistici
per l’ampliamento dei canali commerciali, l’internazionalizzazione, lo sfruttamento degli incentivi
governativi, o consulenza su temi legati a modelli operativi emergenti, anche abilitati dalle nuove tecnologie.

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